Blog

#FDV2016 | Il dono tra gesto spontaneo e tecnica

ROMA. Alcune volte il fundraising viene inteso come serie meccanica di azioni per raccogliere fondi. Non è così, o almeno, non dovrebbe esserlo. Capita, spesso, che chi deve raccogliere fondi (mi riferisco, in particolare, alle associazioni di volontariato) provi una sorta di avversione verso le tecniche di fundraising. Per questo, per coloro che supportano professionalmente le organizzazioni nella raccolta di fondi, diventa necessario non perdere il contatto con un gesto semplice e spontaneo: il dono.

Secondo la Treccani donare vuol dire “dare ad altri liberamente e senza compenso cosa utile o gradita”. Ma è davvero così? E se è così, quali sono i limiti del fundraising? Anna Gallo è impegnata nel sociale da moltissimi anni. È accanto agli ultimi della terra che vivono o sopravvivono nella zona a nord di Napoli, un bacino che contiene oltre 130 mila persone. Lo fa con il supporto dell’associazione da lei creata, La Casetta onlus.  Anna è una persona che si interroga molto sul significato del dono e con lei ho voluto discuterne toccando alcuni aspetti peculiari: gesto spontaneo, seguito ad una precisa richiesta, legata solo alle tecniche di fundraising.

Secondo Anna, donare ha a che fare con l’amore. È un tripudio di sensazioni e di calore che avvolge le persone in un grande mistero, quello divino. Un giorno le ho chiesto “Ma donare è davvero così necessario?” Per Anna il donare non entra nella logica del necessario ma nella consapevolezza che noi siamo una meravigliosa opportunità per noi stessi e per gli altri. Quando si dona, un grazie non è proprio necessario ma benvenuto, quando è spontaneo. Forse nel fundraising il “grazie” non è proprio spontaneo, ma il gesto meccanico del far partire la lettera di ringraziamento, non necessariamente vuol dire che il gesto non sia sincero e pieno di gratitudine verso chi ci ha aiutati.

A mio avviso, uno dei compiti del fundraising è educare alla solidarietà. Ho chiesto ad Anna se, secondo lei, si aiutano gli altri perché si è stati educati a farlo.  Lei mi ha risposto che “ognuno è frutto della sua educazione, ma l’amore prende forma soltanto se diventa produttivo e accade quando lo trasferiamo sul prossimo”

Le ho poi rivolto una domanda sulla quale abbiamo discusso tanto. Chiedere un dono, utilizzando per esempio le tecniche di fundraising, fa perdere al dono la sua spontaneità? Lo rende meno “sincero”? “Il fundraising è una strada, un gran bel cammino ricco di risorse provvidenziali. È l’amore che si espande. È un abbraccio che nutre…non è forse vero che l’uomo virtuoso è incline agli accordi? Il fundraising è una grazia perché ha il potere di creare relazioni e ponti di speranza”.

Raffaele Picilli si occupa di fundraising e marketing per il Terzo Settore da oltre quindici anni. Il suo ultimo libro sul tema della raccolta fondi è “Fundraising e comunicazione per la politica” scritto con Marina Ripoli ed edito da Rubbettino Editore.

Share it on

CAMBIA IL LORO MONDO. CAMBIA IL TUO. COSÌ CAMBIA TUTTO