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Chi dona e perché lo fa. L’importanza della trasparenza nella raccolta fondi

Nelle scorse settimane sono stati presentati i risultati della prima ricerca italiana che prende in esame persone le cui donazioni sostengono associazioni no profit. I risultati raccontano di un divario piuttosto netto fra il nord e il sud del paese. Solo il 9% dei donatori risiede nel mezzogiorno, isole comprese. Una netta differenziazione riguarda anche l’età. Nella maggior parte dei casi i donatori hanno un’età piuttosto avanzata e solo l’8% di loro ha meno di 45 anni. Più equilibrata la suddivisione fra uomini e donne che donano in misura molto simile.

La ricerca si basa un campione piuttosto limitato di grandi donatori che sostengono realtà no profit impegnate in diversi ambiti. Ciò nonostante i risultati offrono importanti spunti di riflessione per l’intero associazionismo che riesce ad operare grazie al sostegno di tanti benefattori. Il 50% di loro nel 2015 ha donato di più che nel 2014, il 40% ha devoluto lo stesso importo e solo il 10% ha donato meno.

Estremamente interessanti sono anche le motivazioni che muovono il comportamento dei donatori. In vetta alla classifica c’è il sentirsi privilegiato, seguono il sentirsi utile e la volontà di cambiare le cose, di fare la differenza. La ricerca evidenzia anche una certa fedeltà dei donatori nei confronti delle organizzazioni no profit. Chi cambia, però, denuncia un mutato interesse nei confronti di una buona causa, lo spostamento di fondi verso progetti diversi da quelli concordati oppure un impatto non adeguatamente documentato.

Ciò lascia chiaramente intendere l’importanza della trasparenza dell’organizzazione e l’esaustiva documentazione dei risultati che contano quanto il valore stesso di una buona causa. Per questo La Casetta Onlus di Bacoli è impegnata anche nel dopo donazione, per fornire informazioni puntuali e dettagliate in merito alle attività perseguite e ai risultati ottenuti. Un esempio è il “Rapporto annuale 2015” in cui vengono riassunti tutti i dati relativi alla mensa, alla distribuzione di pacchi viveri, alle uscite dell’unità mobile su strada e alle altre attività dell’associazione.

«Il donatore dev’essere sempre messo in condizione di sapere con precisione a chi sta donando, per cosa e con che metodologia – ha dichiarato la presidente de La Casetta Anna Gallo – Bisogna creare un solido rapporto di fiducia con il donatore, il quale deve sentirsi parte integrante del progetto. Dal momento che si riceve “una banconota”, e al contestuale rilascio della ricevuta, il donatore deve sempre essere aggiornato sul come la sua donazione sta contribuendo alla causa, qualunque essa sia. Ma il nostro sforzo è anche quello di tenere le nostre porte sempre aperte perché crediamo che tutti debbano poter approfondire e toccare con mano i progetti sociali messi in campo in favore dei più deboli».

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